Intervista | Interview

Otto domande e otto risposte

 Intervista agli autori

 




1. Come è nata l’idea di questo libro? 

È cominciato tutto da una foto della cripta di Notre Dame de Dromon, in cui ci siamo imbattuti per caso: ne siamo rimasti folgorati e abbiamo deciso che avremmo dovuto andarci. Poi, una volta là, abbiamo notato un dettaglio che – l’avremmo capito solo più tardi – era sfuggito a tutti.
Ritornati a casa, a tempo perso ci siamo dedicati a verificare e documentare le nostre supposizioni. Dopo qualche mese avevamo già raccolto decine di pagine di informazioni dettagliate, che non erano più soltanto indizi, bensì un’ipotesi completamente nuova e ben circostanziata da verificare al più presto sul posto e con chi se ne intendeva più di noi. Così abbiamo ripreso contatto con i nostri accompagnatori a Saint Geniez e abbiamo organizzato una seconda visita e poi altre ancora.
Sono stati da subito entusiasti delle nostre idee e sono stati loro a proporci di rendere disponibile il nostro lavoro, ad aiutarci nelle ricerca delle fonti e dei documenti storici e a trasformare insieme le nostre conclusioni in un libro. 

2. Theopoli è un mistero della Provenza su cui sono state scritte decine e decine di libri. Tutto sembra essere stato detto ma l’enigma non è mai stato risolto. Ritenete di essere finalmente riusciti a trovarne la soluzione? 

Di questo insediamento, la cui esistenza è nota soltanto attraverso la Pierre Ecrite, voluta dal prefetto della Gallia Dardanus nel V secolo e che non è mai stato citato o descritto altrove, non esiste in effetti alcuna traccia. Tutto ciò che i pochi scavi o i ritrovamenti fortuiti nella zona hanno restituito sono tracce certe, ma soltanto sporadiche, di una frequentazione dell’area in epoca romana e non solo. Nell’iscrizione, però, si descrive un luogo dotato di mura e porte che, se davvero sono esistite, non sono mai state individuate.
Sulla sua esistenza o meno si sono accapigliati in tanti e inizialmente non era il nostro interesse principale. Ci siamo dedicati a Notre Dame de Dromon, ai suoi orientamenti astronomici e ai simboli scolpiti sui capitelli della cripta. Ma ad un certo punto abbiamo cominciato a cogliere richiami forti e ripetuti alla Pierre Ecrite, troppi e troppo precisi per essere soltanto casuali, che ci hanno spinti a percorrere una strada diversa e a indagare il mistero di Theopoli.

3. In questo libro spicca una corposa e importante bibliografia, l’abbondanza di annotazioni esplicative ma anche la presenza di slanci narrativi ed artistici. Da cosa scaturisce questo ap- proccio? 

Non ci è mai interessato scrivere un libro sensazionalistico, abbiamo soltanto cercato di raggiungere la verità su questi luoghi e sulla loro storia, restituendo loro la dignità che meritano e che troppo spesso è stata loro negata da chi li ha sfruttati per il proprio tornaconto. Per altro le ricerche e la stesura del libro sono state per noi anche una vera e propria esperienza di vita. Da una parte ci siamo impegnati a lavorare con la massima correttezza, circostanziando le nostre ipotesi con tutti i docu- menti e le fonti necessarie, affinché il lettore possa, se lo vuole, compiere a sua volta il nostro stesso cammino e farsi da sé le proprie ragioni. Dall’altra, abbiamo pensato di coinvolgere chi legge nell’esperienza umana che abbiamo vissuto, raccontando non solo i risvolti storici, archeologici, simbolici, astronomici, numerici, ma anche le nostre emozioni e sensazioni, ciò che abbiamo visto e provato. Ne è nato un testo formale e informale insieme, che è una seria ricerca ma, a tratti, è anche un’indag- ine giornalistica, un ritratto di vita vissuta, un diario personale, proprio come lo è stata, per noi, tutta quest’avventura.
Particolarmente prezioso è stato l’apporto di Alessia Oliva, che ci accompagnati in tutto questo lavoro e che ha saputo descriverlo con pari efficacia attraverso il mezzo pittorico anziché quello letterario. Alcune delle sue opere scaturite da quest’esperienza scandiscono le pagine del libro e impreziosiscono la copertina

4. Di cosa parla dunque questo libro?

«Il Filo del Cielo» parla di un sogno, di un’idea, di un progetto portato avanti in silenzio, del quale abbiamo fortunosamente riconosciuto le tracce. Siamo consapevoli che questa nuova visione dei fatti e delle vicende che si svolsero tra la Pierre Ecrite, Chardavon, Saint Geniez e la cripta di Notre Dame de Dromon scardina e sconvolge tutto ciò che si è sempre pensato sui suoi protagonisti, sui luoghi e perfino su Theopoli. Tuttavia e non senza aver sorpreso anche noi, questa rivoluzionaria ipotesi possiede un’inattesa coerenza di fondo e riesce a unificare, per la prima volta, su solide basi storiche e documentarie, tutti gli elementi a disposizione, tracciando un orizzonte nuovo e inedi- to. Certo, non mancherà di sorprendere, di far discutere e di suscitare le più diverse reazioni ma è proprio questo che un ricerca deve fare: stimolare, portare le persone a confrontarsi, tenere viva la fiamma della conoscenza. 

5. Che significato ha il titolo «Il Filo del Cielo»? 

Ne ha tanti, che si svelano man mano che la lettura procede. È l’elemento chiave, anche architet- tonico, dal quale è cominciata la nostra avventura. Ma è anche il simbolo del percorso che abbiamo seguito fino al cuore del nostro «labirinto» umano e personale e successivamente per uscirne. Rap- presenta il dedalo di documenti, fonti, libri, ipotesi, congetture, teorie nel quale a fatica ci siamo fatti strada. E ancora, è l’emblema di quel legame invisibile tra i luoghi, gli edifici, i personaggi e le loro vicende, che conduce chi ne sa fare buon uso alle porte di Theopoli

6. Avete incontrato difficoltà in questa vostra ricerca?

Certamente ne abbiamo dovute affrontare molte. A livello personale bisogna sempre fare i conti con i propri limiti e le proprie paure. Non avendo titoli per così dire «ufficiali», abbiamo prima dovuto studiare a lungo e duramente, per avvicinarci alla stessa preparazione che quei titoli richiederebbero e in seguito ci siamo dedicati a tutti gli ulteriori approfondimenti necessari alle nostre ricerche. Abbiamo cercato in ogni modo di realizzare un lavoro oggettivo, chiaro e adeguatamente documentato, ma non sono mancati pregiudizi e reticenze nei nostri confronti.
Soprattutto abbiamo dovuto imparare a orientarci in tutta la produzione letteraria, storica e archeologica su Saint Geniez e i suoi dintorni, distinguendo i fatti dalle invenzioni, le teorie comprovate dalle semplici congetture, che spesso diventano verità soltanto perché pronunciate da qualcuno e ripetute acriticamente da qualcun altro.

7. Come è ben evidenziato anche sul retro di copertina, i proventi del libro sono destinati ad Arpage, l’Associazione che ha il ruolo ufficiale di occuparsi della salvaguardia del patrimonio di Saint Geniez. In che modo è nata questa iniziativa?

Quando siamo giunti a Saint Geniez per visitare Notre Dame de Dromon, eravamo «ospiti a casa di altri», perciò abbiamo agito nel massimo rispetto, chiedendo e proponendo, senza mai imporre alcunché. Il nostro unico desiderio è sempre stato far si che questi luoghi siano conosciuti nel modo giusto, così come meritano. Siamo stati accolti benevolmente e senza preconcetti. Alcuni membri di Arpage ci hanno affiancato in tutte le successive fasi del lavoro e hanno verificato, studiato e discusso insieme a noi le nostre conclusioni. Infine hanno presentato questo piccolo progetto all’intera associazione che l’ha accolto con grande entusiasmo, l’ha appoggiato e si è resa partecipe della sua pubblicazione. Grazie a questa iniziativa Arpage ha a disposizione una valido e utile strumento per divulgare la conoscenza di Saint Geniez, Notre Dame de Dromon e Chardavon e per sostenere economicamente le proprie attività di salvaguardia del patrimonio locale

8. Avete altri progetti in mente per il prossimo futuro?

In questo momento stiamo collaborando attivamente e gratuitamente con Arpage affinché «Il Filo del Cielo» possa diventare l’inizio di un progetto di rilancio del patrimonio locale, attraverso le com
petenze e le attitudini di ciascuno, un progetto insomma che «parte dal basso» per realizzarsi grazie alle risorse e alle persone che vivono a Saint Geniez. Intanto continuiamo a dedicarci alla nostra associazione in Italia, triaSunt, i cui membri ci supportano e aiutano sempre nelle nostre iniziative, portando avanti la discussione su temi diversi, a volte difficili e malvisti, ma dei quali siamo certi si debba e si possa parlare con serietà e concretezza.

 

 

Huit questions et huit réponses

Interview a les auteurs 





1. Comment vous est venue l’idée d’écrire ce livre ? 

Tout a commencé à partir d’une photo de la crypte de Notre Dame de Dromon, sur laquelle nous sommes tombés tout à fait par hasard : nous avons été foudroyés par elle et nous nous sommes dits que nous devions y aller. Ensuite, une fois là-bas, nous avons remarqué un détail qui - nous l’ avons compris beaucoup plus tard – avait échappé à tout le monde.
Une fois rentrés chez nous, nous avons consacré notre temps libre à vérifier et à documenter nos suppositions. En quelques mois nous avions déjà accumulé des dizaines de pages d’informations détaillées, qui n’étaient plus seulement des indices, mais plutôt une hypothèse complètement nouvelle et très circonstanciée qu’ il fallait aller vérifier le plus vite possible sur place et avec des personnes qui connaissaient le sujet bien mieux que nous. C’est ainsi que nous avons repris contact avec nos guides à Saint Geniez et nous avons organisé une deuxième visite, puis d’autres ont suivi.
Nos interlocuteurs ont tout de suite été très intéressés par nos idées et ce sont eux qui nous ont demandé de les faire profiter de nos recherches, ils nous ont proposé de nous aider à rechercher les sources, les documents historiques et à transformer ensemble nos conclusions en un livre. 

2. Theopoli est connu comme étant un mystère de la Provence, au sujet duquel ont été écrites des dizaines et des dizaines de livres. Il semble que tout ait été dit, mais l’énigme n’a jamais été résolue. Etes-vous convaincus d’avoir réussi à trouver finalement la solution 

De cet espace bâti dont l’ existence n’ est connue que grâce à la Pierre Ecrite, réalisée à la demande de Dardanus, le préfet de la Gaule au début du Vème siècle et qui n’a jamais été cité ou décrit ailleurs, il n’ existe en effet aucune trace. Dans toute la zone, les rares fouilles ou les découvertes fortuites n’ ont permis de mettre à jour que des preuves évidentes mais sporadiques d’un espace habité à l’ époque romaine, et pas seulement. Cependant dans l’inscription on décrit un lieu entouré de murailles et de portes qui, même si elles ont existé, n’ont jamais été retrouvées.
Au sujet de son existence il y a eu beaucoup de controverses, et au début ce sujet n’ était pas notre centre d’ intérêt principal. Nous avons consacré notre temps à Notre Dame de Dromon, à ses orientations astronomiques et aux symboles sculptés sur les chapiteaux des colonnes de la crypte.
Mais à un moment donné, nous avons commencé à trouver des signes insistants et répétés au sujet de la Pierre Ecrite, trop nombreux et trop précis pour être le fait du hasard, ils nous ont poussés à modifier notre parcours et à enquêter sur le mystère de Theopoli. 

3. Dans ce livre, on découvre une importante bibliographie, particulièrement riche, un grand nombre de notes explicatives mais aussi la présence de récits enthousiastes et d’ élans artistiques. D’où vient cette approche originale ? 

Ecrire un livre qui fasse sensation ne nous a jamais traversé l’ esprit, nous avons seulement tenté de découvrir la vérité concernant ces lieux et leur histoire, en leur rendant la dignité qu’ ils méritent et qui trop souvent leur a été refusée par ceux qui les ont exploités pour leur intérêt personnel.
D’ autre part les recherches et la rédaction du livre ont été pour nous un véritable expérience de vie. D’ un côté, nous nous sommes appliqués à travailler avec le maximum de rigueur en confrontant nos hypothèses avec tous les documents et les sources utiles, afin que le lecteur puisse, s’ il le désire, parcourir à son tour le chemin que nous avons nous-mêmes parcouru et trouver ses propres motifs. D’ un autre côté, nous avons voulu permettre au lecteur de participer à l’ expérience humaine que nous avons vécue, en racontant non seulement les aspects historiques, archéologiques, symboliques, numériques, mais aussi nos émotions et nos sensations, ce que nous avons vu et ce que nous avons éprouvé. Ainsi est né un texte tout à la fois formel et informel, qui est le reflet d’ une recherche sérieuse mais, par moments, c’ est aussi une enquête journalistique, le récit d’ un morceau de notre vie, un journal intime, exactement comme cette aventure le fut pour nous.
La contribution de Alessia Oliva a été particulièrement enrichissante, elle nous a accompagnés tout au long de notre travail et a su le décrire avec la même efficacité grâce à la technique picturale plutôt que par l’écriture. Certaines de ses œuvres, nées de cette expérience rythment les pages du livre et embellissent sa couverture.

4. Quel est donc le sujet de ce livre ? 

« Le Fils du Ciel » parle d’ un rêve, d’une idée, d’un projet qui a grandit en silence dont nous avons fortuitement reconnu les traces. Nous sommes conscients que cette nouvelle vision des faits, des événements et des vicissitudes qui se sont déroulés entre la Pierre Ecrite, Chardavon, Saint Geniez et la crypte de Notre Dame de Dromon désarçonne et bouleverse tout ce que l’ on a raconté sur ses protagonistes, ses lieux et même sur Theopoli. Cependant, cette hypothèse révolutionnaire qui nous a surpris nous-mêmes, porte en elle une cohérence de fond inattendue, elle parvient, pour la première fois, à rassembler sur de solides bases historiques et documentaires, tous les éléments disponibles, faisant apparaître ainsi un horizon nouveau et inédit.
Bien évidemment elle va surprendre, fera naître des débats, provoquera les réactions les plus
inattendues, mais c’est exactement cela qu’ une recherche doit faire : elle doit stimuler, inciter les personnes à confronter leurs points de vue, à maintenir en vie le flambeau de la Connaissance. 

5. Quel est le sens profond du titre « Le Fil du Ciel » ?

Il y en a beaucoup, ils se dévoilent au fur et à mesure que l’ on avance dans la lecture du livre. C’est l’ élément-clé, y compris architectural, à partir duquel notre aventure a commencé. Mais c’ est aussi le symbole du parcours que nous avons réalisé, allant jusqu’ au cœur de notre « labyrinthe » humain et personnel et ensuite en sortir. Il représente le dédale de documents, de sources, de livres, d’ hypothèses, conjonctures et théories au milieu duquel nous avons trouvé, avec difficulté, le chemin à parcourir. Et c’ est aussi l’ emblème de ce lien invisible entre les lieux, les édifices, les personnages et leurs vicissitudes, qui conduit celui qui sait en faire bon usage, aux portes de Theopoli.

6. Quelles difficultés avez-vous rencontrées au cours de votre recherche ? 

Certainement, nous en avons rencontré beaucoup. D’ une part, au niveau personnel, nous devons toujours prendre en compte nos propres limites et nos peurs. D’autre part, n’ayant pas de titres disons « officiels », nous avons dû, tout d’ abord, étudier longtemps et âprement pour nous rapprocher le plus possible de la préparation requise pour obtenir ces titres et ensuite nous avons consacré beau- coup de temps aux approfondissements ultérieurs, nécessaires pour réaliser nos recherches. Nous nous sommes efforcés de réaliser un travail objectif, clair et correctement documenté mais, malgré cela, les préjugés et les réticences à notre égard n’ ont pas manqué.
Par dessus tout, nous avons dû apprendre à nous mouvoir, à nous orienter au milieu de l’ abondante production littéraire, historique et archéologique sur Saint Geniez et ses environs, nous appliquant à distinguer les faits des inventions, les théories démontrées des simples conjectures, qui souvent sont devenues réalité par le simple fait qu’ elles ont été avancées par quelqu’ un et répétées, sans porter un jugement critique, par quelqu’ un d’autre. 

7. Sur le quatrième de couverture, il est précisé que les bénéfices provenant de la vente du livre vont à ARPAGE, l’Association qui a le rôle officiel de s’ occuper de la sauvegarde du patrimoine de Saint Geniez. Comment cette initiative est-elle née ? 

La première fois que nous sommes arrivés à Saint Geniez (04200) pour visiter la Chapelle Notre Dame de Dromon, nous n’ étions pas chez nous, nous étions des hôtes, nous avons donc agi avec le respect maximum, en posant des questions et en faisant des propositions, sans jamais imposer quoique ce soit. Notre seul désir a toujours été de faire en sorte que ces lieux soient connus de la manière la plus juste possible, comme ils le méritent.
Nous avons été reçus favorablement et sans idées préconçues. Quelques membres de l’ Association ARPAGE ont été à nos côtés dans toutes les phases qui ont suivi : ils ont vérifié, étudié et discuté avec nous sur toutes nos conclusions. Enfin, ils ont présenté ce petit projet à l’ ensemble des membres de l’ Association, certains l’ ont accueilli avec un grand enthousiasme, l’ ont soutenu et ont participé aux étapes de la publication du livre. Grâce à cette initiative, ARPAGE dispose d’ un instrument de valeur et utile pour faire connaître Saint Geniez, Notre Dame de Dromon et Chardavon et pour soutenir les activités ayant pour but la sauvegarde du patrimoine local. 

8. Avez-vous d’autres projets pour le futur proche 

En cette période, nous collaborons activement et gratuitement avec ARPAGE afin que « Le Fil du Ciel » puisse devenir le point de départ d’ un programme de relance du patrimoine local, à travers les compétences et les aptitudes de chacun ; c’ est en quelque sorte un projet qui « part du bas » pour être réalisé grâce aux ressources et aux personnes qui vivent à Saint Geniez.
Pendant ce temps, nous continuons à nous consacrer à TRIASUNT, notre association qui se trouve en Italie (région Piémont), dont les membres soutiennent nos initiatives et participent toujours à leur réalisation ; ainsi progressent les échanges sur les thèmes les plus divers, parfois délicats et mal acceptés, mais nous sommes certains que nous pouvons et devons en parler avec sérieux et de manière concrète.

 


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